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La tradizione musicale dell’India è antica di secoli, il primo trattato che ci è rimasto risale almeno al quinto secolo dopo Cristo, se non a un’epoca precedente. Gli invasori mussulmani, che si erano stabiliti nell’India settentrionale durante il dodicesimo secolo dopo Cristo, parlavano con ammirazione e rispetto della musica Indiana come di una delle glorie della cultura di quel Paese.Nella tradizione indù e mussulmana, i musicisti che hanno raggiunto livelli eccelsi sono chiamati rispettivamente Pandit e Ustad. Durante l’apice della cultura sufi, spesso accadeva che i mussulmani cantavano i bhajans o viceversa.
Essi stessi esercitarono un’enorme influenza sulla tradizione musicale locale e di conseguenza negli ultimi quattrocento anni ci sono stati due tipi distinti di musica in India, quello del Nord (Hindustano) e quello del Sud (Karnatak). Ma tutti e due i tipi hanno molto in comune: gli elementi di base sono la melodia e il ritmo, perché armonia, progressione di accordi e contrappunto non hanno mai attirato l’orecchio indiano. Per cui gli elementi fondamentali sono il raga, il tala e l’accompagnamento.

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youngboy

A volte sentiamo di appartenere ad un gruppo ristretto, ad un elite di persone e ne siamo orgogliosi. Ma cos’è questa (falsa) identificazione? Mentre leggiamo alcuni estratti di un discorso commemorativo al King’s college di Londra nel 1944. fatto da Clive Staples Lewis, possiamo anche ascoltare questa bella canzone di Stefano Poli:

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Lion
Quanto è grande il coraggio di una persona che, essendo pervasa di amore nel proprio intimo più profondo, non riesce a far altro che riversare su di ogni essere vivente la propria natura? Se è vero che è questa la forza che, come dice Dante… “Amor che move il Sol e le altre stelle”, risulta facile allora abbracciare questa poesia, che con suprema e semplice incisività si rivolge a Dio per ottenere la più grande benedizione, il sommo potere…

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Shiva

Il nostro cuore è la sede del Sè, dell’Anima, dello Spirito, dell’Atma, tutti vocaboli che esprimono la stessa cosa. “Non siete null’altro che spirito eterno“. Si tratta, per noi, di diventare lo Spirito, di realizzarci: tutto il resto appare assai futile. Questa è l’essenza stessa della vita spirituale, il lato sottile della vita e della conoscenza.

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Vorrei ritornare di nuovo sulla metafora del flauto, mettendo l’accento sul chi suona… il respiro di Dio. Questa metafora è stata in più parti del mondo riproposta, sempre con nuove forme ed emozioni:

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Gandhi

Questa volta vorrei parlare dell’importanza del perdono. Come già descritto nel nostro primo e fortunato articolo - è uno dei più letti - anche la scienza si sta dedicando allo studio dei benefici psicologici e fisici del perdono. E’ vitale per noi poter perdonare. Significa recidere i legami, liberarsi dalle catene che ci impediscono di volare verso la gioia, che dovrebbe essere il nostro unico stato.

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brahmapuri

Raja Janaka (metto il link a wiki in inglese perché in quella italiana non c’è nulla di specifico) è una delle incarnazioni del principio del maestro, il maestro primordiale o Guru, il padre di Shri Sita che visse a Bihar, in India e che parlò della seconda nascita e del bisogno di rinascere.
Fu un re così distaccato, che tutti i santi erano soliti andare a toccare i suoi piedi. Aveva tutti i lussi della vita,viveva in un palazzo ed aveva anche migliaia di persone in processione che gli offrivano perle.

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Tutti questi articoli sull’arte e la sua universalità ci portano inevitabilmente di fronte al grande dilemma: esiste una realtà oggettiva che tutti possono sperimentare allo stesso modo? Esiste un qualcosa in grado di fare breccia nelle categorie del gusto personale e delle variegate opinioni, squarciando la rete della soggettività che ci imbriglia in un mondo dove il reale ed il vero sono frammentati in miliardi di pietruzze, ciascuna capace di riflettere solamente l’ego del singolo che la forgia secondo la propria vaga impressione?

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Shri Mataji

Mercoledì 4 gennaio 2006 mi reco, per la prima volta nella mia vita, in un carcere a tenere dei programmi di Sahaja Yoga.
E’ un’esperienza che desidero fortemente e alcuni giorni prima chiedo a Lucio se posso andare con lui per aiutarlo in questa iniziativa. Quella data, cadendo nel periodo natalizio, è un po’ a rischio: molte guardie sono in ferie e quindi fino all’ultimo non si sa se la cosa può andare in porto.

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Letizia Cortini, piccolo serpente

Esiste una qualità all’interno dell’essere umano alquanto arrugginita…quella relativa alla creatività…non che realmente siamo in grado di tirar fuori qualcosa dal nulla…quelli umani sono sempre, come dire, dei progetti.

Per creatività si intende allora la capacità di avere occhi e mani da artigiano…in tutto quello che si fa…dall’apparecchiare la tavola e preparare la cena, allo spiegare un’equazione matematica. Questa attitudine è per me la capacità di riconoscere l’amore per la vita ovunque ed in ogni cosa…la volontà di instillare nella materia il calore dei sensi che vi hanno lavorato e non la freddezza della macchina.

Da poco sono stata nella casa di un falegname e lì ogni oggetto catturava l’attenzione, aveva qualcosa di diverso, sembrava volesse parlare, tipo casa delle fiabe, tanto aveva assorbito la gioia e la cura nell’essere fabbricato…e la rimandava indietro!

Ci sarà pure qualche motivo se l’arte contemporanea, un po’ su tutti i fronti, non riscuote un gran successo; temo si lavori più di cervello e supposta cultura che non di cuore…questo è quello che scrive parecchi anni fa a riguardo una artista per me alquanto illuminato… Continua a leggere

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